Pubblicità e Internet e le nuove forme di comunicazioni online: intervista ad Andrea Andreutti, web marketing manager di Samsung Electronic Italia.
Anno nuovo, intervista nuova. E in questo ciclo non potevamo non sondare anche il punto di vista di un responsabile web marketing di una grossa multinazionale. Oggi quindi è la volta di Andrea Andreutti, Web Marketing Manager in Samsung Electronics Italia, che gentilmente ci offre la sua chiave di lettura sul web advertising italiano. In calce al post troverete quelle già pubblicate sino ad oggi. Cominciamo.
1) Da anni sentiamo parlare dell’anno buono per l’interactive advertising, di cui internet dovrebbe essere la punta di diamante. Il 2006 lo è stato? Lo sarà forse il 2007? Quali sono i criteri per cui possiamo dire che veramente il web advertising non sia più la cenerentola di promozione e pubblicità in Italia?
Penso che il 2006 sia stato un anno positivo per l’interactive advertising. Non solo perchè un numero maggiore di aziende in Italia ha cominciato a pianificare online con maggiore intensità, ma anche perchè ho notato che per alcune realtà l’investimento online è diventato ormai una componente imprescindibile del media mix. Questo segnale incoraggiante potrà fare da traino al mercato. Certo, ci sono ancora importanti spazi di crescita. E in questo caso non mi riferisco più al solo fatturato, ma alla rilevanza strategica che l’online advertising potrà assumere all’interno delle grandi agenzie creative e media agency nel corso del 2007.
Allo stesso modo, anche le aziende possono fare la loro parte, investendo in competenze specifiche che sono indispensabili per costruire iniziative di successo e destinando all’online marketing un ruolo rilevante all’interno dell’organizzazione. Solo così l’online (e non solo il web advertising) smetterà di essere una cenerentola. Nello specifico, per quanto riguarda Samsung Italia, il 2006 è stato un anno decisivo per le numerose iniziative e le oltre cinque campagne importanti in rete. Dopo mesi di preparazione, anche l’investimento in advertising online ha ampiamente superato la media nazionale e quindi ci sono tutti i presupposti per un 2007 molto interessante.
2) A prescindere dalla percentuale del budget annuale che le granzi aziende italiane (case automobilistiche e banche, per citare due soli settori) dedicano al web advertising, quali sono secondo te le direttrici più utilizzate attualmente (concorsi, advergame, brand con banner in general rotation, dem etc)? E quali pensi che siano invece gli strumenti che non vengono sfruttati adeguatamente?
Al di là del keyword advertising che quest’anno ha avuto una crescita consistente anche in Italia, in generale ho la sensazione che banner e dem continuino ad essere gli strumenti più diffusi. Vedo però il tentativo crescente di utilizzare questi tool in modo più innovativo e coinvolgente che in passato. Spesso dietro a banner e dem ci sono landing page e minisiti di spessore, che in alcuni casi hanno anche generato concrete esperienze partecipative intorno al prodotto o al marchio.
Pensando agli strumenti di online marketing, penso ci sia molto spazio sul fronte del social networking. E non mi riferisco esclusivamente ai corporate blog, ma a tutte quelle modalità con le quali gli utenti possono generare valore per loro stessi e indirettamente, nel bene e nel male, anche per le aziende che vogliono interagire con loro e ascoltare/interpretare la loro voce.
3) Si è sempre detto che il web aveva ed ha delle barriere di ingresso – per gli advertisier – molto più basse rspetto ai media tradizionali (soprattutto mass media come TV e radio nazionali) e che questo sarebbe stato un vantaggio per una società di microimprese come l’Italia. Di fatto, pare che non ci sia stata questa ”corsa al web” da parte delle PMI e soprattutto delle microimprese e delle imprese familiari. Secondo te quali sono i motivi di questo parziale insuccesso che ha seguito lo sboom del 2000?
All’inizio il web aveva delle barriere di ingresso ridotte rispetto agli altri media, ma la qualità ha sempre avuto un costo. Mi spiego meglio: il sito della piccola impresa creato dal figlio del proprietario nei ritagli di tempo, difficilmente porterà vantaggi in termini di brand e fatturato, anche se associato ad una campagna basata su keywords. Il web richiede risorse e queste risorse hanno di per sè un costo che non sempre la piccola-media impresa italiana è disposta a sostenere, specie se a discapito di investimenti diventati di routine negli anni.
Oltre che per la presenza online questo vale per il web advertising, dove per essere efficaci occorre disporre di una soglia minima di investimento (oggi meno ‘minima’ di ieri) e di competenze interne/esterne che non si creano in un giorno e non si possono comunque reperire a costo zero.
Molte piccole e micro imprese che avevano sottovalutato l’approccio con la rete e cercato di fare tutto da sole alla bene e meglio, hanno fallito, salvo dire dopo che la rete non funzionava. Un po’ come lanciarsi in una maratona con il primo paio di scarpe da tennis trovato in casa e senza nessun allenamento preparatorio.
Autore: http://www.marketingroutes.com
Data di pubblicazione: 08/01/2007











