Social media marketing: assumere personale specializzato o rivolgersi ad agenzie o consulenti in outsourcing?.

Il social media sta rapidamente diventando l’ambito più significativo del web . A tutti gli effetti, al momento è il modello di communication che riesce a sfruttare al meglio tutte le caratteristiche del web attuale. Da una parte riesce a coglierne tutte le opportunità relazionali, ossia mette l’ in condizione di stabilire un rapporto immediato con i suoi pubblici. Dall’altra è in grado di cavalcare l’onda della a più vie che si differenzia da quella a senso unico tipica dei mezzi di di massa tradizionali.

A differenza di quanto uno sguardo superficiale può suggerire, il social media non è però soltanto il di e di Twitter. In realtà è un approccio al web estremamente complesso e sofisticato, che richiede una cultura ampia e consolidata sia nel tradizionale sia nelle dinamiche più evolute dell’Internet e del non convenzionale. Inoltre, per ottenere risultati importanti è necessario comprendere le logiche della sociale attraverso i media. La necessità di queste competenze a largo spettro deriva dal fatto che, per tenere un dialogo con clienti, partner, investitori, fornitori o osservatori esterni in modo da cogliere bene i loro messaggi e contemporaneamente fornire le giuste informazioni e i giusti effetti di e di senso, non basta semplicemente esserci. Occorre individuare i canali giusti adottando, per ciascuno, il giusto linguaggio e i criteri di più consoni. Per esempio, non si può comunicare su con lo stesso registro usato in Twitter o di un o di YouTube.

Per fare questo bisogna costantemente monitorare le aree di conversazione calde e pertinenti, in modo da sapere dove introdurre i propri contenuti. Non basta affidare alla propria pagina su un buon flusso di o limitarsi a lanciare messaggi con Twitter. Bisogna andare a cercare gli utenti che stanno affrontando comunicazioni interessanti e pertinenti a quello che l’ cerca di comunicare. Il monitoraggio del Web 2.0 è un’operazione piuttosto complessa, che richiede una certa attitudine non solo tecnica, ma interpretativa. In altri termini bisogna capire quali conversazioni sono effettivamente significative e quali no. Per farlo non basta essere un bravo smanettone: occorre conoscere bene le logiche della di tradizionale e quelle del non convenzionale.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, bisogna concepire ed esprimere in modo appropriato i contenuti da veicolare su ciascun canale. Affrontando con cognizione di causa le conversazioni che si svolgono sui vari canali. Un errore, un’inesperienza, può costare all’ una consistente perdita di credibilità e scatenare degli effetti boomerang estremamente dannosi.

Tutto questo basta per evidenziare come le politiche finora scelte (quasi sempre) dalle aziende in merito al reclutamento del personale specializzato nelle azioni di social media sono clamorosamente erronee. La tendenza, infatti, è quella di assumere persone molto giovani con buona conoscenza dei vari media e discreta cultura generale, ma dotati di scarsa esperienza aziendale. In alternativa, il social media viene assegnato a personale già presente in , ma totalmente impreparato a gestirlo correttamente o per incompetenza o per mancanza di tempo. In entrambi i casi il social media viene svolto da risorse umane di basso profilo. L’effetto risultante è quello di massimizzare i rischi corsi dall’impresa quando la è affidata a figure prive di una solida cultura di communication e sprovviste delle competenze specifiche indispensabili.

Quale comportamento dovrebbero allora tenere le aziende in relazione alla gestione del social media ? Assumere una persona realmente qualificata, che dovrebbe avere almeno cinque anni di esperienza nel e nella d’, una profonda conoscenza di Internet e del Web 2.0, un’ottima padronanza del content management, grande capacità di lavoro di squadra e soprattutto di dialogo proattivo e stimolante con gli altri professionisti dell’. Insomma l’opposto di una figura professionale appena entrata nel mercato del lavoro.

Quelle aziende che pensano di assegnare a un giovanissimo la gestione del social media – o addirittura ricorrono a uno stagista – solo perché a basso costo, lo fanno perché non hanno ancora attribuito al sul Web 2.0 l’importanza e la crucialità che gli spetta. Cosa legittima, visto che ancora si tratta di un di nuova concezione e non ancora ben metabolizzato dalla cultura delle aziende. Ma ciò non significa che possa essere preso sottogamba in attesa di completare delle sperimentazioni senza impegno economico: il rischio di danneggiare l’ – o semplicemente di non produrre alcun risultato – effettuando azioni di social media in modo avventato, superficiale o incompetente è grave.

Se un’ teme di non ottenere un congruo ritorno sull’investimento assumendo una persona qualificata – e costosa – per la gestione del social media , allora la scelta migliore resta quella di affidarsi ad agenzie esterne, specializzate e in grado di garantire un’assodata professionalità e competenza nel lavoro. Così si possono conseguire dei risultati apprezzabili a costi meno impegnativi, in modo da potere studiare il valore effettivo del social media senza imporre all’economia dell’ investimenti azzardati. Può essere molto conveniente anche scegliere una società che mentre svolge il lavoro sia disponibile a fare formazione al personale interno, in maniera da rendere l’ progressivamente indipendente nella gestione delle attività di nel Web 2.0 senza rischiare un primo impatto deleterio o inconcludente.

Autore: http://www.communicationvillage.com
Data di pubblicazione: 25/06/2010

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