Strategie aziendali: la creatività ritorna fondamentale secondo il Global CEO Study 2010 di IBM.
IBM ha presentato il CEO Study 2010, lo studio che ha fotografato l’attuale situazione dei CEO di tutto il mondo. Stando a quanto riportato dai dati, meno della metà delle aziende globali sarebbe pronta a gestire adeguatamente l’attuale situazione economica mondiale, sempre più instabile e afflitta da cambiamenti repentini.
Oltre il 60% dei CEO crede che la trasformazione industriale sia la principale causa dell’incertezza ed emerge la necessità di individuare modalità innovative per gestire la struttura di un’organizzazione, le finanze, le risorse e la strategia.
La chiave di volta starebbe nella creatività.
La maggior parte dei CEO intervistati infatti è d’accordo sul fatto che insidiare la creatività all’interno delle aziende è l’unico modo per renderle competitive nel lungo periodo.
Lo studio inoltre mette in evidenza una netta divergenza tra le priorità e i timori strategici dei CEO in Asia, Giappone, Europa e Nord America: è la prima volta in cui emergono variazioni regionali così evidenti in questa indagine biennale che coinvolge i leader del settore pubblico e privato.
Otto CEO su dieci si aspetta un significativo aumento della complessità del contesto in cui opera, ma solo il 49% ritiene che la propria organizzazione sia equipaggiata per gestirla con successo – la più grande sfida di leadership individuata in otto anni di ricerca.
I CEO affermano che la complessità di un mondo interconnesso è esacerbata da una serie di fattori. I CEO, ad esempio, sostengono che dovranno raddoppiare il fatturato da nuove fonti nei prossimi cinque anni; mentre il 76 % prevede il passaggio del potere economico ai mercati in rapido sviluppo.
Lo Studio mette in luce le caratteristiche delle migliori organizzazioni, in termini di fatturato e utili, nel corso degli ultimi cinque anni, incluso il periodo della recessione economica.
1) Rispetto alle aziende più tradizionali, le organizzazioni che hanno sviluppato un’eccellente abilità operativa prevedono di acquisire il 20% in più dei ricavi futuri da nuove fonti.
2) Le organizzazioni che raggiungono le prestazioni più elevate hanno il 54% di probabilità in più delle altre di prendere decisioni rapide. I CEO hanno affermato di aver imparato a reagire rapidamente grazie a nuove idee in grado di indirizzare i profondi cambiamenti che interessano le proprie organizzazioni.
3) Il 95% di tali organizzazioni ha individuato nell’avvicinamento al cliente la più importante iniziativa strategica dei prossimi cinque anni – utilizzando i canali web, interattivi e i social media per ripensare al modo di coinvolgere clienti e cittadini. Considerano l’esplosione storica di informazioni e i flussi informativi globali un’opportunità, più che una minaccia.
La vasta complessità è acuita dalle differenze regionali. Lo studio ha osservato che i punti di vista variano a seconda dell’area geografica – con divergenze di opinione rispetto a quali cambiamenti apportare, a quali nuove competenze serviranno e a come avere successo nel nuovo contesto economico. Queste variazioni regionali contribuiscono ad aumentare le complessità con cui i CEO devono confrontarsi.
La Cina si è dimostrata essere la nazione con maggiore capacità di ripresa rispetto ai paesi sviluppati durante la recessione economica. Per questo i CEO in Cina sono comprensibilmente meno preoccupati della volatilità rispetto ai CEO di altre regioni. In realtà, stanno acquisendo sempre più fiducia nel proprio posto nello scenario mondiale.
In Giappone, il 74% dei CEO prevede che lo spostamento della potenza economica dai mercati maturi ai mercati in rapido sviluppo avrà un impatto sostanziale sulla loro organizzazione. Viceversa, l’Unione Europea è meno preoccupata di questo cambiamento: qui infatti solo il 43% di CEO prevede un impatto.
Nell’America settentrionale, che si è scontrata con una crisi finanziaria che ha portato i governi a diventare i principali stakeholder nell’impresa privata, i CEO sono più diffidenti verso il “big government” dei CEO di altre regioni. Un buon 87% prevede un maggiore intervento e una maggiore regolamentazione statale nei prossimi cinque anni, il che aggrava il senso di incertezza.
Data di pubblicazione: 01/06/2010











