E-commerce in Italia: statistiche sotto la media europea. Quali le cause? Siti web fatti male in primis..
L’e-commerce in Italia ha un fatturato più basso della media europea. Tra le cause anche la scarsa qualità dei siti. L’analisi gratuita di Communication Village permette di identificare e risolvere i principali punti deboli del sito aziendale.
In Europa le vendite al dettaglio effettuate mediante e-commerce nel 2009 ammontano complessivamente a 143,7 miliardi di euro, cifra che rappresenta il 4,7% del fatturato complessivo. È un dato rilevato dalla società di analisi di mercato Centre for Retail Research, che stima anche una crescita del 20% nel 2010. Paradossalmente, a contribuire favorevolmente al passo in avanti compiuto dal commercio elettronico è proprio la crisi economica, che ha spinto i consumatori ad acquistare in modo più consapevole e attento, sfruttando al massimo tutti i canali informativi disponibili e mettendo al primo posto proprio Internet.
L’Italia, rispetto alla media europea è indietro: soltanto lo 0,8% del fatturato delle aziende italiane infatti proviene dall’e-commerce. Varie le cause individuabili per spiegare questo ritardo. Innanzi tutto la mentalità tipica degli italiani, che tendono a cercare il più possibile il contatto diretto con il venditore e sono più timorosi di truffe. Poi la scarsa diffusione della banda larga su tutto il territorio del Bel Paese, con un digital divide interno che impedisce a una parte consistente della popolazione di fruire agevolmente di tutte le opportunità commerciali presenti in Rete.
Ai problemi strutturali si aggiungono però numerosi difetti tecnologici e gestionali insiti nei siti web delle aziende italiane, convinte spesso che è sufficiente essere presenti in Rete in qualsiasi modo per ottenere grandi successi di vendita. Al contrario, la qualità del sito, l’efficienza del lavoro di gestione di tutte le attività legate al sito, l’efficacia delle azioni di web marketing svolte per promuoverlo sono condizioni determinanti e imprescindibili per conseguire utili importanti.
Larga parte dei siti aziendali che vendono on line sono confusionari, disorientano il visitatore, comunicano con poca chiarezza i prodotti offerti e le condizioni di vendita e danno poche informazioni sull’azienda. Tutti fattori che minano la fiducia dell’acquirente, che spesso finisce per non sentirsi abbastanza tutelato e incoraggiato all’acquisto. Se a questi aspetti si aggiunge anche una mediocre gestione delle consegne e un’assistenza post vendita poco accorta non c’è da stupirsi se i fatturati rimangono insoddisfacenti.
Autore: Marianna Quatraro
Cari lettori,
sono Marcello Tansini, responsabile del sito businessonline.it e webmasterpoint.org insieme a Lorenzo Pascucci.
Quando ho letto questo articolo, ho pensato subito ad un nuovo progetto promozionale di una azienda che conosco da anni che mi è stato presentato pochi giorni fa e che potrebbe davvero aiutare tutti coloro che fanno e-commerce.
Il nome dell’azienda è Communication Village con la quale ho collaborato personalmente in diversi progetti e-commerce. L’offerta di questa realtà, composta da numerosi e validi professionisti è un’analisi gratuita dei siti e-commerce, al termine della quale vengono esposti ai responsabili aziendali i principali punti di forza e di debolezza sia del sito stesso sia delle attività di marketing e comunicazione svolte. L’analisi permette alle aziende di ricevere indicazioni sulle azioni più urgenti da intraprendere per migliorare utili e fatturato mediante il commercio elettronico.
Non avrei citato questa iniziativa se non meritasse davvero una particolare attenzione e non la ritenessi utile per i nostri visitatori di businessonline.it
Alla prossima!
Marcello Tansini
Data di pubblicazione: 16/04/2010









