Social network per professionisti, manager e consulenti: Unvarnished. Reputazione, meriti e demeriti sono online.
Un nuovo social network professionale fa la sua comparsa nel web: Unvarnished. L’idea portante è dare massimo spazio alle opinioni e i giudizi che tutte le persone con cui ciascun iscritto ha a che fare hanno maturato sulla sua vita e la sua condotta professionale. In pratica, ogni iscritto può esprimere pareri sulle qualità professionali di tutti gli iscritti che conosce e ricevere da loro apprezzamenti o critiche sul proprio operato e le proprie competenze.
L’obiettivo del creatore del portale, Peter Kazanjy, è quello di offrire «una risorsa on line per costruire, gestire e ricercare la reputazione professionale, facendo uso di valutazioni di carattere professionale espresse dalla community». In sostanza è possibile scoprire le doti – o i demeriti – professionali di una persona a partire dalle critiche o dalle lodi ricevute, che con il tempo iniziano a caratterizzare ciascun iscritto.
Alla base delle attività del portale c’è la creazione dei profili, che possono essere creati o da un utente per se stesso o, in alternativa, da un utente in riferimento a un’altra persona, per esprimerne una valutazione.
Per garantire che le valutazioni possano essere il più possibile sincere, il portale permette di esprimerle in forma anonima, cosa che nelle intenzioni di Kazanjy assicurerebbe una maggiore sincerità, superando logiche servili o adulatorie. Il problema è però che proprio l’anonimato agevola chi ha interesse a diffamare un altro iscritto, indipendentemente dalla validità delle sue ragioni. La soluzione adottata per rendere inefficaci i comportamenti finalizzati alla calunnia è quella di permettere agli altri utenti di votare ciascuna valutazione come più o meno attendibile. I punteggi accumulati da ciascuna valutazione espressa da un utente vengono riassegnati dal sistema all’autore della valutazione stessa. Perciò, sebbene le valutazioni appaiano anonime, i loro autori accrescono o diminuiscono la propria credibilità in funzione dei voti che ricevono in base a quello che scrivono. In sostanza un iscritto che ha scritto una serie di affermazioni non vere su un altro iscritto può venire smentito da altri utenti, che così possono abbassare il suo grado di credibilità e limitare la portata delle sue affermazioni.
Non c’è dubbio che Unvarnished rappresenti un’evoluzione estrema della funzione delle raccomandazioni già presente in LinkedIn, il più apprezzato social network professionale. Estrema perché il sistema delle valutazioni di Unvarnished, oltre a essere l’unico fulcro del portale, in realtà garantisce un approccio estremamente libero e disinvolto all’espressione dei giudizi, che il metodo pensato per controllarne la validità riesce a controllare poco. Un gruppo di dipendenti che per qualsiasi ragione ha un contenzioso aperto con il capo – anche a torto – si può coalizzare per descriverlo come un farabutto, e difendere le proprie posizioni grazie alla forza del sostegno reciproco. Un’impresa potrebbe tentare di incrinare la credibilità del management di un’azienda concorrente scatenando una guerra di valutazioni incrociate che nulla realmente esprimono sul valore dell’operato di ciascuna persona coinvolta. Un dipendente che subisce del mobbing potrebbe vedersi soffocato da una valanga di giudizi negativi che non corrispondono in nessun modo alle sue reali attitudini professionali.
Insomma, a dispetto dell’intento dei creatori del sito – secondo i quali finalmente in Rete sarebbe stato creato «un modo eccellente per assegnare crediti derivati dal buon lavoro che si svolge e favorire lo sviluppo della carriera e dell’attività lavorativa» – Unvarnished rimane un esempio di come il Web 2.0 può diventare una vera e propria trappola per la comunicazione. L’impossibilità reale di verificare i contenuti delle valutazioni, non basate su prove reali di ciò che si asserisce ma solo sull’accordo/disaccordo espresso dalla maggiore quantità di altri utenti, permette la proliferazione di pareri del tutto privi di fondamento. Una somma di pareri che, nel complesso, non consente di conoscere il vero valore di chi ne è oggetto.
Se fosse stato concepito come un gioco, in cui ciascun partecipante prova a spararla più grossa sugli altri giocatori per vedere alla fine quanti consensi ottiene, il social network avrebbe potuto anche avere un’interessante ragion d’essere. Ma pretendere che un giro di voci del tutto soggettive e incontrollabili possano avere un senso per la vita professionale di una persona è un difetto insormontabile. La vera reputazione professionale si conquista attraverso fatti dimostrabili, che vanno oltre un semplice giro di voci. Pretendere di assegnare loro un significato profondo e importante significa mistificare la realtà, inficiando il valore e l’utilità di un social network con le finalità proclamate da Unvarnished.
Autore: Pierluigi Emmulo – Communication Village
Pubblicato l’11.05.2010
Autore: http://www.communicationvillage.com
Data di pubblicazione: 14/05/2010











