Google vuole riconsegnare i dati alla proprietà degli utenti. Nasce il Data Liberation Front.
Rendere semplice per gli utenti il trasferimento dei dati personali dentro e fuori i servizi di Google. È l’obiettivo del Data Liberation Front, un engineering team interno all’azienda di Mountain View, nato circa due anni fa per iniziativa di Brian “Fitz” Fitzpatrick.
Facciamo questo, spiegano i membri del Data Liberation Front, perché crediamo che ogni dato che l’utente ha creato o importato all’interno di un prodotto e di un servizio sia di proprietà dell’utente stesso. Il gruppo aiuterà le altre squadre di informatici che lavorano in Google nello sviluppo di strumenti in grado di liberare i rispettivi prodotti e servizi, attraverso la costruzione di semplici funzioni di importazione ed esportazione.
Le persone, si legge nella presentazione del Data Liberation Front, solitamente non si preoccupano di verificare la possibilità di esportare i propri dati da un prodotto fino a quando non decidono di voler lasciare quel servizio. Per questa ragione, il DLF suggerisce all’utente della Rete di porsi (e di porre) sempre tre domande prima di iniziare a usare un prodotto che conserverà i suoi dati: posso esportare tutti i miei dati? Quanto costa liberare i miei dati da quel servizio? Quanto tempo impiegherò? Le tre risposte ideali del DLF sono, nell’ordine: sì, niente di più di ciò che sto pagando ora, meno tempo possibile.
L’obiettivo del Data Liberation Front è proprio fornire strumenti semplici, gratuiti, che ottimizzino le procedure di esportazione e importazione nel minor tempo possibile, in qualsiasi momento e tramite qualsiasi dispositivo.
Autore: Arianna Bernardini











