Internet da rifare? Rete non sicura, truffe in aumento e rischio ingorgo e lentezza.

Chi abita in una città popolosa o in una zona ad alto traffico sa bene cosa significhi mettersi in macchina e raggiungere un determinato posto. Non è raro che occorra attendere anche più di un’ora per arrivare, per esempio, in ufficio. Il rischio ingorgo è sempre in agguato. Così come in agguato ci sono i pericoli legati alla sicurezza.

Spostiamoci dalle strade delle nostre città e andiamo sul web. Esiste un pericolo analogo? Secondo alcuni studiosi dell’Università di Stanford sì. I netizen rischiano di trovare ingorghi a causa del traffico di rete in continua espansione. La loro sicurezza è in pericolo, perché aumentano le truffe e i furti di dati telematici. Così a Stanford stanno mettendo a punto il Clean State Program, un programma che vuole superare i problemi di saturazione, di phishing, di furto di dati.

In che modo? Tra le varie proposte ne spicca una che fa discutere: abbandonare l’anonimato. Ogni netizen deve sapere chi manda un bit e da dove esso provenga. Come sottolinea Vittorio Zambardino su Repubblica.it, il Clean State Program piacerà senza dubbio alle aziende di telecomunicazione, ostili a una Rete gratuita e aperta, e ai governi nazioni che vogliono filtrare i contenuti.

L’idea, invece, non piace a molti esponenti della comunità scientifica e agli attivisti della Rete. Alberto Ciampa, per esempio, matematico della sezione pisana dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), bolla alcune analisi catastrofistiche come folcloristiche e ricorda che non è una terra di nessuno, che esistono presidi e sentinelle, che la capacità di banda aumenta. Gli fa eco il collega Enrico Mazzoni, secondo cui l’unica vera saturazione riguarda gli indirizzi IP.

Autore: Andrea Galassi

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