Internet in ufficio e uso per motivi privati: i dipendenti sono più produttivi

Impedire ai dipendenti di un’azienda privata o di un ente pubblico di visitare i siti di social networking. Controllare se un impiegato utilizza parte dell’orario di lavoro per inviare e leggere email personali. Sono solo due esempi di alcune pratiche che si stanno diffondendo nel mondo business e negli uffici delle pubbliche amministrazioni, accomunate da una convinzione: sottrarre minuti alle proprie mansioni riduce la produttività.

Ma Brent Cocker, ricercatore presso la University of Melbourne, in Australia, ha condotto uno studio su un panel di 300 impiegati che mostra un’evidenza opposta: le persone che utilizzano Internet per divertimento al lavoro sono più produttive di circa il 9% rispetto a coloro che non lo fanno. Purché il tempo dedicato al WILB (Workplace Internet Leisure Browsing), ovvero alla navigazione libera e orientata allo svago durante l’orario di lavoro, non superi il 20% del tempo totale trascorso in ufficio.

Una ricerca con esiti simili era stata condotta presso la NUS Business School dell’Università di Singapore. Cocker spiega che brevi intervalli, poco invasivi, come, appunto, una rapida navigazione on line, permettono alla mente di riposare, portando a un livello medi di concentrazione più alto durante la giornata lavorativa e, quindi, a una maggiore produttività.

Il 70% del campione preso in esame dall’indagine dichiara di utilizzare parte del proprio tempo per il WILB, soprattutto per ricercare informazioni su prodotti e servizi e per leggere notizie. Facebook, YouTube e compagnia sono visitati, ma in maniera minore rispetto a quanto si tende a pensare.

Autore: Pierluigi Emmulo

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