Micropagamenti per accedere ai contenuti: i giornali online ci pensano. 5 centesimi per tutti?
Verso la fine degli anni Novanta, diversi artisti che promuovevano le proprie opere sul web e gli appassionati dei MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) hanno iniziato a utilizzare i cosiddetti micropagamenti. Decimi o centesimi di dollaro o di euro per sostenere l’attività degli artisti e per acquistare applicazioni e funzioni per giocare on line. Un sistema, quindi, per consentire a chi offriva determinati servizi di potere continuare la propria attività senza richiedere ai netizen cifre esose o comunque ritenute sproporzionate.
A studiare l’ipotesi di ricorrere ai micropagamenti sono ora i gruppi editoriali.
Quotidiani, settimanali e mensili hanno scelto da tempo di investire sul web. Gli utenti della Rete possono accedere alle pagine on line dei giornali in modalità gratuita oppure a pagamento. In questo secondo caso, però, le aziende editoriali si sono rese conto che i netizen sembrano piuttosto restii a pagare per sfogliare le pagine sul web.
William Baker, docente della Columbia University, ha spiegato a Repubblica.it che in condizioni normali gli editori non avrebbero preso in considerazione le soluzioni offerte dai micropagamenti. Ma che la fase di crisi economica li sta spingendo a valutarne l’adozione. «Si tratta di spiccioli, ma l’economia va così male che non ci si può permettere di ignorare alcun tipo di entrata». A dire il vero, l’esperienza di alcuni MMORPG dimostra che su larga scala il sistema può generare profitti di tutto rispetto.
Il ricorso ai micropagamenti sembra farsi quasi urgente anche per rispondere al crollo degli investimenti pubblicitari che sta interessando Internet. Soluzioni di questo tipo sono al vaglio dei responsabili di Los Angeles Times, The Hartford Courant e New York Times. Quest’ultimo, ricordiamo, appare particolarmente colpito dalle difficoltà economiche e ha deciso di mettere in vendita la propria sede.
Jakob Nielsen, direttore del Nielsen Norman Group, sostiene che i giornali hanno portato avanti una strategia sbagliata, perché erano convinti di potere fare pagare un dollaro o anche più per un singolo articolo. La risposta degli utenti è stata negativa. Ecco, dunque, l’esigenza di cambiare. Tre le ipotesi che si stanno valutando: l’introduzione di tariffe forfettarie per i lettori che sottoscrivono un abbonamento che consente pieno accesso ai contenuti, i micropagamenti per accedere a un singolo contenuto (alla stregua del download di file musicali da servizi quali iTunes), e, infine, un contributo per leggere le news sui dispositivi di nuova generazione.
Autore: Arianna Bernardini













