Internet in ufficio: limitazioni in 2 aziende su 3 nel navigare su numerosi siti web. I motivi.

Secondo uno studio condotto nel Regno Unito tra mille dipendenti sotto i 35 anni, promosso dal Chartered Management Institute in collaborazione con la società di ricerche Ordnance Survey, il 65% delle aziende monitora l’ da parte degli impiegati e blocca l’accesso ai siti che non sono considerati importanti per l’attività lavorativa.

In altre parole, i manager e i capi aziendali non gradiscono che i dipendenti utilizzino il web per attività che, a loro dire, c’entrano ben poco con il lavoro da svolgere. Anzi, considerano questi comportamenti come dannosi per l’, perché il lavoratore sottrae tempo alle mansioni che deve svolgere. Se, poi, spostiamo l’occhio sui dati relativi alle amministrazioni locali coinvolte nella ricerca, l’avversione dei dirigenti per tale situazione aumenta: nel Regno Unito l’86% delle amministrazioni locali rendono inaccessibili i siti non utili all’attività lavorativa. La percentuale sale ancora di più, all’88%, nelle strutture delle forze dell’ordine.

Secondo i dipendenti che hanno risposto alle domande della ricerca, il problema però è dei manager, soprattutto di quelli più anziani, che considerano Internet solo come uno svago o una perdita di tempo, tanto che il 16% degli intervistati definisce il proprio capo come un «dinosauro», perché portatore di una concezione di Internet retrograda.

Dell’ durante le ore d’ufficio per attività estranee al lavoro abbiamo già parlato. Un argomento dibattuto, che presenta punti di vista contrastanti: se c’è, infatti, chi sostiene che le pause per navigare sul web a proprio piacimento costituiscano una sorta di otium che non sottrae produttività, ma che, anzi, rende la giornata lavorativa più piacevole e quindi più produttiva, non sono poche le aziende e gli enti pubblici che hanno già provveduto a limitare le possibili distrazioni derivanti dal surfing on line.

Autore: Pierluigi Emmulo

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