Hanno parlato di me su Radio 24…
Ciao,
venerdì scorso (30 Aprile 2010) Thomas De Giovanetti ha postato un link sulla mia bacheca di Facebook informandomi che quella mattina sulla radio del Sole 24 Ore avevano parlato di me :)
Ero molto felice (diciamo pure orgoglioso) e piuttosto curioso di conoscere l’argomento per il quale mi avevano citato. Per mia fortuna Radio 24 pubblica regolarmente i podcast delle trasmissioni perciò ho potuto ascoltare l’intera puntata di Melog 2.0 (MP3 integrale) diretta dal giornalista Gianluca Nicoletti.
Con mio sommo stupore, e crescente sgomento, ho scoperto che la puntata trattava dei “venditori di fuffa”, sedicenti esperti che, secondo Nicoletti, passano da un salotto televisivo ad un altro parlando di argomenti dei quali, spesso, non hanno alcuna preparazione specifica. Dopo aver compreso il particolare punto di vista del giornalista ed ascoltato alcuni interventi del pubblico, ho iniziato a cercare il punto dove venivo “citato”.
Finalmente, al minuto 26:30 ho riconosciuto la mia voce in onda su una radio nazionale (una magra consolazione visto il contesto). Si trattava di una serie di frasi estratte dal video Come Diventare un "Esperto" in 6 Settimane che ho pubblicato 7 mesi fa su YouTube. Il giornalista, per sostenere la sua argomentazione che "non serve talento, l’esperto non deve aver esperienza" ha pensato bene di sfruttare “questo signore” che non sa “fare nulla di preciso e particolare” (qui sta parlando di me).
La cosa più buffa di questo episodio è che Gianluca Nicoletti non sembra aver visto il video Come Diventare un "Esperto" in 6 Settimane dall’inizio. Se lo avesse fatto, si sarebbe certamente accorto che, nell’introduzione, spiego chiaramente che le tecniche descritte sono per “persone con competenze ed esperienze molto specifiche in un determinato settore” (esperti di fatto) e servono per “vedere riconosciute le proprie competenze” (esperti riconosciuti come tali).
Che cosa puoi trarre da questo episodio?
Ciò che mi fa più pensare di quanto accaduto non è che, a suo modo, il giornalista se la sia presa con me. Quello che mi fa veramente riflettere è che se lo ha fatto con me, su una cosa del tutto insignificante come un video di YouTube, quante altre informazioni ha “editato” con altrettanta creatività? Quanto di quello che viene detto in quella trasmissione è vero e quanto frutto di manipolazione? E le altre trasmissioni di Radio 24? Si tratta solo di una mela marcia oppure è tutto il cesto? Eccetera, eccetera, eccetera…
Lo stesso ragionamento, la stessa catena di dubbi nasce e si trascina nella mente dell’utente che visita il tuo sito, la tua landing page o riceve una tua DEM quando scopre che anche un solo elemento, magari per te marginale, fa “acqua” in termini di credibilità e di rispettabilità. Ad esempio un feedback un po’ troppo “spinto” potrebbe fargli venire il dubbio che sia stato scritto ad-hoc, oppure la mancanza dei tuoi dati di contatto o la reticenza che traspare dalle clausole di restituzione del sito di e-commerce. Ci sono moltissimi elementi della tua comunicazione con cui l’utente entra in contatto e che potrebbero far nascere in lui il dubbio. Verifica sempre: chiedi a clienti acquisiti e potenziali se c’è qualcosa che gli fa sorgere il dubbio. Cerca costantemente di migliorare e raffinare la qualità della tua comunicazione e di incrementare la tua credibilità. Come ho spiegato a Verona, un messaggio per essere persuasivo deve essere ritenuto credibile!
C’è un altro elemento di questo episodio che mi ha lasciato sconcertato. Alla radio non è stato fatto il mio nome ne sono stati dati dei riferimenti precisi utili ad identificarmi. Nonostante ciò Thomas, un ragazzo che non conosco personalmente, con cui non ho mai avuto un contatto diretto (es. via email/skype) e che condivide con me una manciata di “amici” su Facebook, ha riconosciuto la mia voce alla radio e per questo mi ha contattato.
Ultimamente si parla molto di “personal brand” e di quali attività svolgere per incrementarlo e curarlo adeguatamente. Essere contattato da uno sconosciuto solo perché ha riconosciuto la mia voce è un fenomeno molto interessante. A breve faremo partire una campagna di test su un canale di Sky per verificare la ricettività di quell’audience. Pensiamo di fare lo stesso alla radio la prossima estate, pianificando una serie di spot di Lead Generation (con tracking e statistiche accurate). Sebbene Internet sia lo strumento principe del direct response marketing, non è il solo. Fare dei piccoli test a basso budget su nuovi mezzi e canali è sempre utile per scoprire nicchie e fonti di traffico sconosciute e spesso sottovalutate dalla concorrenza.
Riassumendo, ecco i 2 insegnamenti che puoi trarre da quanto mi è accaduto:
- nella catena della credibilità, è l’anello più debole a far crollare l’intero castello;
- oltre ad Internet ci sono molti mezzi di comunicazione a basso costo che potrebbero essere utili per promuovere la tua attività.
Sperando di esserti stato d’ispirazione, ti auguro una buona giornata.
Filippo Toso
Direttore Marketing
–
Creative Park Srl
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Yahoo. creativeparksrl
AIM. creativeparksrl
MSN. support@creativepark.it
P.S.
Se anche tu pensi che il “taglia & cuci” fatto da Gianluca Nicoletti non sia stato molto corretto, scrivi un paio di righe al direttore di Radio 24. Sono certo che apprezzerà il tuo punto di vista.
"Come è andata a finire …"
Prendo in prestito la famosa frase della trasmissione Report come titolo per questo aggiornamento (giovedì 6 Maggio 2010).
Oggi sono stato tutto il giorno allo SMAU di Padova per seguire gli interventi tenuti nell’Arena Marketing Trends. Dopo il suo interessante speech sulle Google Maps, Luca Bove si è fermato a chiacchierare e, tra i vari argomenti, mi ha detto che quella mattina Gianluca Nicoletti aveva mandato in onda la parte tagliata del video (vedi la puntata di Melog 2.0 – minuto 15:30 nell’MP3 integrale).
Mi sono molto stupito di ciò (in verità mi hanno riferito che sfidavo la legge di gravità camminando a mezzo metro da terra…). Venerdì scorso avevo inviato una breve richiesta di rettifica al direttore di Radio 24 ma come tale è passata sotto silenzio, nel vero senso del termine visto che è una radio :). Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, alla fin dei conti si trattava di un solo ascoltatore che si lamentava per una puntata passata.
Martedì ho spedito la mail qui sopra a tutti gli iscritti alla nostra newsletter utilizzando l’episodio come spunto per 2 consigli di marketing. Lo stesso giorno ho postato il link su Facebook e su Twitter.
In poche ore ho ricevuto commenti, email, retweet e re-post: una valanga di messaggi dalla social crowd che ci segue. Le due brevi call-to-action inserite nell’email e in questa pagina hanno generato abbastanza messaggi per il direttore di Radio 24 che, dopo soli 2 giorni, è stata messa in onda la rettifica.
Che cosa ho imparato da tutto ciò?
Da tutto quello che è accaduto ho imparato una regola che ritengo sarà fondamentale per lo sviluppo sociale e democratico dei prossimi anni: la social crowd (il popolo digitale verrebbe da dire) è una forza dirompente, istantanea e “letale”.
Quando ho inviato la newsletter non avrei mai pensato ad un risultato del genere. Questa settimana non avevo idee per un argomento interessante e ho approfittato dell’accaduto per parlare di credibilità online e canali di promozione. Ma le persone che ci seguono e gli “amici” di Facebook hanno generato un cambiamento con estrema facilità.
La regola della social crowd prevede 2 postulati:
- non sottovalutarla MAI
- è ovunque (online ed offline)
In passato ci sono stati molti casi di pessima gestione della reputazione online (vedi la Nestle con il caso KitKat). Ma anche casi opposti, dove i consumatori difendevano il prodotto ancor prima che il brand sapesse cosa stava succedendo (vedi Toyota).
Se sei corretto, etico ed offri un prodotto di qualità, assumendoti la responsabilità dei tuoi errori, la social crowd sarà leale e corretta nei tuoi confronti. Ti supporterà nel momento del bisogno e lavorerà per aiutarti a migliorare i tuoi prodotti e servizi.
Se non l’ascolti, la ignori facendo finta che non esista o ne sottovaluti il potere, la social crowd si rivolterà, ti danneggerà, ti finirà come non puoi immaginare.
Nel bene e nel male, un’azienda non può sottovalutare il potere in mano agli attori dei social media moderni.
Infine, è interessante notare come l’informazione della prima messa in onda mi è arrivata online da un contatto di Facebook. Poi per email mi sono arrivati alcuni messaggi da persone che non conoscevo direttamente e con cui non ero mai entrato in contatto prima (“amici di amici” ad almeno 2 gradi di separazione). E, come se non bastasse, l’informazione relativa alla rettifica mi è stata comunicata ad un evento offline.
La social crowd è una rete di relazioni reali che “ci circonda, ci penetra. Mantiene unita tutta la Galassia …”
Che tu abbia partecipato attivamente a questa avventura o solo come spettatore, ti ringrazio infinitamente.
Al tuo successo,
Filippo Toso












