Web-Marketing – Motori di Ricerca: Gator ilnuovo advertising network, minaccia i grandi motori

a cura di i-dome.com


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La Search Scout, che ha lanciato Gator, l’e-Wallet che potrà contare su circa 25 milioni di utenti nel mondo, a detta dell’azienda stessa, ha lanciato in Dicembre un nuovo servizio rivolto ai propri inserzionisti che ha scatenato polemiche e di certo le ire dei principali .

Nella lotta per l’acquisizione di una delle risorse più “calde” del nuovo mercato, la pubblicità, Gator ha invaso il territorio che i più importanti search engine hanno occupato. Se questi ultimi hanno proposto il “pay per click” per attirare gli inserzionisti che potranno quindi contare su una pubblicità mirata oltre ad un “posto d’onore” nel posizionamento, anche Gator offre un contextual advertising, ma con una marcia in più.

Il servizio prevede infatti che una finestra pop-up si apra sullo schermo dell’utente (che dovrà accettare tale condizione per utilizzare l’e-Wallet gratuitamente), quando questi effettui una ricerca sui compresi o Yahoo!. Nella finestra appariranno i risultati in base alle parole chiave che gli inserzionisti – in questo caso i motori concorrenti – di Gator avranno acquistato.

Una breve nota informativa accanto a questi risultati ne dichiarerà la provenienza, dai migliori ; ed, almeno in questa fase di testing, Gator si serve di motori come Overture, Terra Lycos e FindWhat.com.

Non c’è dunque da stupirsi se aziende come Goggle o Yahoo! hanno reagito piuttosto duramente a questa nuova iniziativa. Il pop-up di Gator (forma già in se stessa molto discussa ultimamente) permette agli inserzionisti di raggiungere gli utenti proprio mentre stanno visitando i siti dei competitors. Questi ultimi, gli altri motori si sentono ovviamente defraudati delle proprie fonti di ricavo, proprio quando l’utente ha scelto di contribuirvi navigando il loro sito.
Gator, da parte sua, ha scelto di non entrare nel merito della polemica. Così come hanno fatto Overture e .

Si sono invece espressi altri.
Secondo Craig A. Pisaris-Henderson, chief executive di FindWhat, si tratta di un’operazione non priva di difficoltà soprattutto considerando l’antipatia che molti utenti hanno istintivamente verso i pop-up (come biasimarli!). Inoltre la possibile sensazione del navigatore più sensibile di defraudare di ricavi il propri sito preferito può essere un altro fattore di svantaggio.

Ma considerando il numero di affezionati a Gator che vorrebbero utilizzare all’e-Wallet, c’è da aspettarsi – di certo se lo aspetta la Search Scout – che molti di loro accetteranno volentieri di essere sottoposti al “bombardamento” pubblicitario o magari solo al fastidio di dover chiudere tutti questi pop-up…

Negli ambienti dove si creano le opinioni su Internet, l’iniziativa non è passata inosservata. Infondo prende di mira uno dei fenomeni produttivi (nel senso di producenti profitto) di cui più si è parlato: il pay per click o pay per ad dei .
Secondo Danny Sullivan (di SearchEngineWatch.com) esistono dei punti deboli che rendono meno schiacciante quest’idea. Punti critici che colpiscono sia gli inserzionisti che gli utenti.

Dal punto di vista dei primi, dato lo sforzo di rendere la propria pubblicità più efficace perché contestuale, potrebbe essere spiacevole pensare che le finestre vengano effettivamente guardate a ricerca finita, a navigazione finita e non al momento della loro apparizione contestuale all’argomento cercato. Senza contare che potrebbero non essere lette affatto (il tasto destro del mouse serve anche a chiudere un collegamento dalla barra degli strumenti!).

Per gli utenti – per quanto consenzienti al momento del download – potrebbe divenire spiacevole cercare su e ritrovarsi con i risultati di Overture!

Come reagiranno i grandi minacciati?

, che ha preferito – come accennato – non esprimersi sulla vicenda, potrebbe certamente decidere anche di seguire le vie legali. Per ora ha scelto di denunciare pubblicamente l’uso di questi pop-up ed ha anche offerto ai propri utenti una utility sulla propria tool-bar che permette di bloccare le “esplosioni” indesiderate.

Se l’operazione sia giusta o meno, molti dubbi si possono anche avere riguardo la sua diffusione così capillare, ma queste considerazioni rientrano nelle opinioni personali di ciascuno.
Quello che invece non dovrebbe ormai stupire, è che – una volta individuato un canale così promettente per la pubblicità come quello della ricerca online (soprattutto per chi il Web lo usa per vendere) – molti avrebbero cercato di svilupparne ulteriormente il potenziale, per poter partecipare tutti alla “spartizione della torta”.

Emanuela Pasino

 

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